Arrivo in Ospedale e Lunga Attesa
La gestante si trovava già all’interno della struttura ospedaliera, nel reparto di ginecologia, alla 39ª settimana, dalle ore 13:00, aspettando in sala d’attesa con l’intesa che sarebbe stata chiamata non appena i sanitari fossero stati disponibili.
Soltanto alle ore 17:15, dopo quattro ore di sofferenza, la paziente veniva presa in carico e ricoverata. La prima visita veniva effettuata intorno alle 17:30, dove si certificava che la gravidanza era regolare, con dilatazione del collo uterino di 4 cm e membrane integre.
Durante l’attesa, la paziente avvertiva forti dolori, che venivano segnalati al personale medico presente.
Primi Segni di Sofferenza Fetale
Verso le ore 19:00, la paziente iniziava a rigurgitare sostanza di colore verde. In quell’occasione non vi era assistenza medica immediata, ma solo la presenza di un’ostetrica e di un infermiere, che applicava una flebo.
Ritardo nell’Assistenza Medica
L’assistenza medica arrivava solamente poco dopo le ore 20:00. Il sanitario constatava la presenza di liquido verde, segno di alterazione della dinamica cardiaca fetale, tale da far rilasciare gli sfinteri e tingere di verde il liquido amniotico; dalla cartella clinica risultava inoltre la decelerazione cardiaca fetale.
Cesareo d’Urgenza
A quel punto, il ginecologo disponeva d’urgenza un parto cesareo per bradicardia e sofferenza fetale.
Conseguenze per il Neonato
A causa della sofferenza fetale, il bambino riportava un ritardo psicofisico di grado medio-grave.
Azione Legale e Sentenza
Si intraprendeva un percorso conciliativo con la controparte ospedaliera, senza addivenire a nessun accordo.
Si procedeva quindi con un giudizio supportato da consulenze tecniche medico-legali.
Al termine del quale il Giudice di primo grado condannava l'ente ospedaliero convenuto a un risarcimento danni di euro 1.000.000,00 (Sentenza n. 5476/24 Trib. Civ. Salerno).