Il paziente si rivolgeva presso la struttura ospedaliera per problematica dolorosa inerente l’anca sinistra.
I sanitari preposti ponevano la diagnosi di “Coxartrosi sinistra” e decidevano di procedere ad intervento di protesizzazione con impianto ATA sinistro non cementata.
Si procedeva, quindi, all’impianto.
Decorso Post-Operatorio
Il paziente veniva trasferito nel Reparto di Medicina Riabilitativa per intraprendere il recupero necessario.
La degenza post-operatoria domiciliare si caratterizzava per zoppia, fino a quando comparivano arrossamento e fistolizzazione della ferita chirurgica.
Il paziente era costretto a recarsi al Pronto Soccorso, dove i sanitari diagnosticavano algia e deficit motorio con difficoltà alla deambulazione, non responsivo a terapia con FANS orali.
In sede di visita specialistica veniva posta la diagnosi di Artroprotesi di anca infetta.
Esami Strumentali
Alla comparsa della fistola si eseguivano esami strumentali.
Ecografia regione trocanterica sinistra: in corrispondenza al terzo distale della cicatrice post-operatoria, posteriormente e in immediata vicinanza al gran trocantere, si apprezza piccola raccolta anecogena (3 cm circa) che comunica con una seconda raccolta più superficiale e anteriore delle stesse dimensioni.
Primo Intervento di Revisione
Il paziente veniva nuovamente ricoverato presso la stessa struttura con diagnosi di:
Fistolizzazione con infezione tardiva in esiti di impianto ATA sinistro impiantata per Morbo di Perthes.
Sottoposto a intervento di escissione tramite fistoloso distale all’impianto, tamponi da coltura, accurato debridement extra e intra-articolare con espianto inserto e testa e reimpianto con inserto e testa D40SZ, tecnica postero-laterale.
Diagnosi finale: fistolizzazione con infezione tardiva in esiti di impianto ATA a conservazione di collo non cementata con indici di flogosi di dubbia interpretazione.
Recidiva dell’Infezione
A distanza di 7-8 mesi ricompariva fistolizzazione e persistenza del dolore.
Il paziente decideva quindi di ricoverarsi presso altra struttura, dove dagli esami emergeva una infezione di tipo nosocomiale.
Si rendeva necessario un ulteriore intervento.
Malpractice Sanitaria
Esaminata la documentazione clinica e sentito il parere di uno specialista, risulta evidente che il paziente abbia contratto un’infezione nosocomiale in sede di impianto della protesi.
L’infezione ha causato la fistolizzazione e un lungo percorso chirurgico, comprendente:
- escissione tramite fistoloso distale all’impianto;
- espianto di protesi di anca e posizionamento di cemento spaziatore;
- reimpianto dello spaziatore con successiva sostituzione.
Gli esami culturali evidenziavano Staphylococcus lugdunensis multi sensibile e MRSE resistente alla rifampicina e intermedio alla tetraciclina.
La consulenza del Reparto Malattie Infettive concludeva con la diagnosi: infezione di protesi di anca sinistra sottoposta a espianto e posizionamento di cemento spaziatore.
Danno Subito
A causa dell’infezione contratta, il paziente riportava:
- un importante danno biologico permanente;
- un lungo danno biologico temporaneo.
Si intraprendeva un'azione legale per ottenere congruo risarcimento del danno.
Dopo lunga trattativa si giungeva ad accordo economico di euro 60.000,00 (documento 65/CCVE).