Risultati concreti per i nostri assistiti.
Raccontiamo esempi di casi risolti mettendo al centro evento, danno, documenti analizzati, percorso seguito e risultato ottenuto.
Ho un caso simileProtesi anca mal posizionata
Protesi anca infetta – Infezione nosocomiale
Omessa diagnosi patologia cardiaca rara
Asfissia al parto per mancato monitoraggio
Asfissia neonatale da sofferenza fetale
Ernia dorsale con mielopatia non diagnosticata
Ictus non riconosciuto al Pronto Soccorso
Complicanze intervento vertebrale
Stenosi canale vertebrale – Lesione iatrogena
Ictus in reparto Cardiologia
Protesi anca mal posizionata
Dettagli del caso
La paziente si recava presso la struttura sanitaria per sottoporsi ad intervento chirurgico di protesizzazione all'anca destra.
In tale sede veniva effettuata un'artroprotesi totale dell'anca destra (ACCIS acetabular cup 48/52, ACCIS head taper 12/14, AjS schaft stem 5 right taper 12/14).
Decorso Post-Operatorio
Il decorso post-operatorio a domicilio si caratterizzava subito per forti dolori.
La paziente si recava quindi dal proprio medico di base, che le consigliava riposo assoluto e terapia medica; i dolori, tuttavia, persistevano.
La paziente fu costretta a ritornare presso la struttura sanitaria, ove i medici riscontrarono:
- "Deformazione ed impotenza funzionale anca destra. Esiti cicatriziali coscia dx"
- Diagnosi: "Lussazione anca destra in artroprotesi"
Cause e Complicazioni
Non vi fu alcun trauma: la protesi fuoriusciva perché non posizionata e fissata adeguatamente.
La paziente veniva quindi sottoposta a ulteriore intervento chirurgico di revisione dell'artroprotesi; durante il ricovero subiva la rottura del bacino.
Dopo la degenza ospedaliera veniva dimessa per il periodo natalizio, costretta a totale degenza a letto.
A gennaio si sottoponeva a ricostruzione dell'acetabolo e successivamente a riabilitazione presso un istituto clinico.
Documentazione Clinica
Dalla documentazione clinica emerge:
- l'impianto iniziale della protesi non era stato adeguatamente fissato e conseguentemente fuoriusciva;
- nel riposizionare la protesi lussata, la paziente subiva la frattura del bacino;
- a gennaio veniva eseguito un ulteriore intervento di ricostruzione dell'acetabolo.
Considerazioni Medico-Legali
Vista la situazione, la paziente si rivolgeva al proprio avvocato. Un medico specialista incaricato relazionava:
I dati clinici e strumentali testimoniano:
- cedimento dei mezzi di sintesi per frattura mediale collo femorale;
- rimozione e impianto di artroprotesi anca non cementata;
- precocissima lussazione per mobilizzazione componente acetabolare, sostituita con cotile Coptan 52 mm con 3 viti;
- ulteriore lussazione con riduzione, posizionamento di croce di K con tre viti da spongiosa e impianto cotile cementato monoblocco.
Lo stato attuale, confermato da Rx bacino, mostra un problematico neocotile completamente fuori dal fisiologico acetabolo.
In sostanza si rileva un grossolano difetto di posizionamento iniziale dell'impianto protesico.
Ne deriva:
- insufficienza meccanica dell'impianto, pressoché improponibile a revisione;
- responsabilità della Struttura ospedaliera per difetto realizzativo del percorso artroprotesico.
Esiti e Conseguenze
- compromissione dell'integrità biologica della paziente stimata al 35% del valore globale;
- quota differenziale imputabile alla responsabilità sanitaria pari al 20%, da personalizzare in aumento;
- convalescenze prolungate e reiterati interventi;
- sofferenza biologica temporanea: 220 giorni complessivi (130 giorni oltre la norma: 70 di inabilità assoluta e 60 di inabilità parziale al 50%).
Protesi anca infetta – Infezione nosocomiale
Dettagli del caso
Il paziente si rivolgeva presso la struttura ospedaliera per problematica dolorosa inerente l'anca sinistra.
I sanitari preposti ponevano la diagnosi di "Coxartrosi sinistra" e decidevano di procedere ad intervento di protesizzazione con impianto ATA sinistro non cementata.
Si procedeva, quindi, all'impianto.
Decorso Post-Operatorio
Il paziente veniva trasferito nel Reparto di Medicina Riabilitativa per intraprendere il recupero necessario.
La degenza post-operatoria domiciliare si caratterizzava per zoppia, fino a quando comparivano arrossamento e fistolizzazione della ferita chirurgica.
Il paziente era costretto a recarsi al Pronto Soccorso, dove i sanitari diagnosticavano algia e deficit motorio con difficoltà alla deambulazione, non responsivo a terapia con FANS orali.
In sede di visita specialistica veniva posta la diagnosi di Artroprotesi di anca infetta.
Esami Strumentali
Alla comparsa della fistola si eseguivano esami strumentali.
Ecografia regione trocanterica sinistra: in corrispondenza al terzo distale della cicatrice post-operatoria, posteriormente e in immediata vicinanza al gran trocantere, si apprezza piccola raccolta anecogena (3 cm circa) che comunica con una seconda raccolta più superficiale e anteriore delle stesse dimensioni.
Primo Intervento di Revisione
Il paziente veniva nuovamente ricoverato presso la stessa struttura con diagnosi di:
Fistolizzazione con infezione tardiva in esiti di impianto ATA sinistro impiantata per Morbo di Perthes.
Sottoposto a intervento di escissione tramite fistoloso distale all'impianto, tamponi da coltura, accurato debridement extra e intra-articolare con espianto inserto e testa e reimpianto con inserto e testa D40SZ, tecnica postero-laterale.
Diagnosi finale: fistolizzazione con infezione tardiva in esiti di impianto ATA a conservazione di collo non cementata con indici di flogosi di dubbia interpretazione.
Recidiva dell'Infezione
A distanza di 7-8 mesi ricompariva fistolizzazione e persistenza del dolore.
Il paziente decideva quindi di ricoverarsi presso altra struttura, dove dagli esami emergeva una infezione di tipo nosocomiale.
Si rendeva necessario un ulteriore intervento.
Malpractice Sanitaria
Esaminata la documentazione clinica e sentito il parere di uno specialista, risulta evidente che il paziente abbia contratto un'infezione nosocomiale in sede di impianto della protesi.
L'infezione ha causato la fistolizzazione e un lungo percorso chirurgico, comprendente:
- escissione tramite fistoloso distale all'impianto;
- espianto di protesi di anca e posizionamento di cemento spaziatore;
- reimpianto dello spaziatore con successiva sostituzione.
Gli esami culturali evidenziavano Staphylococcus lugdunensis multi sensibile e MRSE resistente alla rifampicina e intermedio alla tetraciclina.
La consulenza del Reparto Malattie Infettive concludeva con la diagnosi: infezione di protesi di anca sinistra sottoposta a espianto e posizionamento di cemento spaziatore.
Danno Subito
A causa dell'infezione contratta, il paziente riportava:
- un importante danno biologico permanente;
- un lungo danno biologico temporaneo.
Omessa diagnosi patologia cardiaca rara
Dettagli del caso
Il Caso Clinico
Questo è il caso di una giovane persona, portatore di una sindrome cardiaca rara, conosciuta dalla medicina, ma non riconosciuta dal personale del P.S., che scambiava la sintomatologia per crisi epilettiche con svenimenti.
Errore Diagnostico Ripetuto
Tale errore di diagnosi si ripeteva due volte a distanza di alcuni giorni, in occasione del secondo episodio di malessere.
Evento Fatale
Purtroppo, durante la permanenza al P.S. nel secondo episodio, si verificava un arresto cardiaco, che induceva il paziente in uno stato comatoso, evoluto successivamente in un minimo di responsività.
Azione Legale e Iter Processuale
L'azione legale veniva condotta dal genitore. L'iter istruttorio del sinistro è risultato complesso e lungo, condizionato da diverse perizie medico-legali, svolte al fine di addivenire a certezze e concretezza.
Asfissia al parto per mancato monitoraggio
Dettagli del caso
Arrivo in Ospedale e Lunga Attesa
La gestante si trovava già all'interno della struttura ospedaliera, nel reparto di ginecologia, alla 39ª settimana, dalle ore 13:00, aspettando in sala d'attesa con l'intesa che sarebbe stata chiamata non appena i sanitari fossero stati disponibili.
Soltanto alle ore 17:15, dopo quattro ore di sofferenza, la paziente veniva presa in carico e ricoverata. La prima visita veniva effettuata intorno alle 17:30, dove si certificava che la gravidanza era regolare, con dilatazione del collo uterino di 4 cm e membrane integre.
Durante l'attesa, la paziente avvertiva forti dolori, che venivano segnalati al personale medico presente.
Primi Segni di Sofferenza Fetale
Verso le ore 19:00, la paziente iniziava a rigurgitare sostanza di colore verde. In quell'occasione non vi era assistenza medica immediata, ma solo la presenza di un'ostetrica e di un infermiere, che applicava una flebo.
Ritardo nell'Assistenza Medica
L'assistenza medica arrivava solamente poco dopo le ore 20:00. Il sanitario constatava la presenza di liquido verde, segno di alterazione della dinamica cardiaca fetale, tale da far rilasciare gli sfinteri e tingere di verde il liquido amniotico; dalla cartella clinica risultava inoltre la decelerazione cardiaca fetale.
Cesareo d'Urgenza
A quel punto, il ginecologo disponeva d'urgenza un parto cesareo per bradicardia e sofferenza fetale.
Conseguenze per il Neonato
A causa della sofferenza fetale, il bambino riportava un ritardo psicofisico di grado medio-grave.
Azione Legale e Sentenza
Si intraprendeva un percorso conciliativo con la controparte ospedaliera, senza addivenire a nessun accordo.
Si procedeva quindi con un giudizio supportato da consulenze tecniche medico-legali.
Asfissia neonatale da sofferenza fetale
Dettagli del caso
Presentazione in Ospedale
Si è trattato il caso di una signora, al termine dello stato di gravidanza, che si recava presso la struttura sanitaria per contrazioni uterine.
Decisione Chirurgica
In tale sede, ad un certo momento, si optava per un taglio cesareo d'urgenza.
Nascita e Condizioni del Neonato
Dal parto nasceva, a termine, il bambino, con TC urgente per sofferenza fetale acuta, indice di APGAR 1 al 1° minuto e 7 al 5° minuto.
Nei mesi successivi comparivano bronchiti asmatiche ricorrenti e si manifestava un grave ritardo psicomotorio.
Valutazione delle Cartelle Cliniche
Esaminate le cartelle cliniche, si rilevava che la gestante era in sofferenza fetale, ma i sanitari presenti non si accorgevano, dagli esami ecotomografici, della condizione in corso, provocando una asfissia.
La cartella clinica riportava infatti diagnosi di asfissia grave alla nascita e parto cesareo, con ripercussioni sul neonato.
Percorso Riabilitativo
Il bambino seguiva un lungo percorso di visite specialistiche, riabilitazione psicomotoria e logopedia.
Azione Risarcitoria
Si intraprendeva quindi un'azione risarcitoria nei confronti dell'ente ospedaliero.
Ernia dorsale con mielopatia non diagnosticata
Dettagli del caso
Sintomatologia Iniziale
Questo è il caso di una paziente che iniziava ad avvertire parestesie alle gambe.
Si rivolgeva alla struttura ospedaliera, i cui sanitari però non riconoscevano che la causa fosse dovuta a una ernia dorsale fuoriuscita nella direzione del midollo osseo.
Mancata Diagnosi
Non veniva eseguito l'esame strumentale idoneo a rilevare la patologia, che invece veniva riconosciuta solo successivamente, con ritardo di diversi giorni.
Valutazione Medico-Legale
Richiesto un parere medico-legale da uno specialista, si evinceva la responsabilità della struttura per omissione di diagnosi, la quale, se fosse stata fatta tempestivamente, avrebbe evitato l'evento infausto.
Azione Legale
Si intraprendeva quindi la necessaria azione legale volta ad ottenere un congruo risarcimento del danno.
Ictus non riconosciuto al Pronto Soccorso
Dettagli del caso
Primo Accesso al Pronto Soccorso
Tizio si presentava alle ore 10:41, tramite 118, presso il Pronto Soccorso dell'ospedale per sensazione di vertigini e sudorazione.
Il verbale della scheda intervento dell'ambulanza, allertata alle ore 10:15 e giunta alle ore 10:22 con ripartenza alle ore 10:37, riportava:
"Presenza di malessere da stamane, giramenti di testa, sudorazione fredda, nausea".
Il paziente veniva sottoposto esclusivamente ad un ECG (negativo per segni di ischemia), a visita generale e a glucostik.
Alle ore 11:40 veniva dimesso con diagnosi di lipotimia vaso-vagale.
Secondo Accesso - Sintomi Neurologici Evidenti
Qualche giorno dopo, sempre con regime d'urgenza a mezzo ambulanza, si presentava presso la stessa struttura ospedaliera alle ore 10:54.
Dal verbale risultava soggetto in codice giallo, in condizione di emergenza, con esito "osservazioni OBI" per diagnosi di recidiva di episodio presincopale.
L'anamnesi del referto del P.S. riportava:
"Circa 20 minuti fa, dopo essersi piegato in avanti, vertigini e ipostenia agli arti inferiori, impaccio nell'eloquio, riferita deviazione della rima buccale a sinistra. Ieri visto in P.S. per lipotimia".
L'esame obiettivo evidenziava deviazione della rima buccale a sinistra, non disartria, ROT normoevocabili.
In questa circostanza venivano effettuati ECG, prelievi ematici e TAC encefalo senza contrasto.
L'esame TAC risultava:
"Non dimostrabili immagini di iperdensità emorragiche né altre significative alterazioni morfo-densitometriche cerebrali e cerebellari. Le cavità ventricolari e gli spazi subaracnoidei risultano nella norma".
Alle ore 14:19 il paziente veniva trattenuto in osservazione. Il medico attestava assenza di stasi polmonare, toni ritmici, nessun deficit focali.
Alle ore 19:23 veniva dimesso con diagnosi di sindrome sincopale recidivante.
Terzo Accesso - Ictus Conclamato
In data successiva si ripresentava a mezzo ambulanza per deviazione della rima buccale sinistra, emiplegia sinistra e cefalea.
Dal verbale di P.S. si rileva che alle ore 05:56 il paziente giungeva in struttura.
Nell'anamnesi si riportava:
"Visto ieri in OBI per verosimile TA, deviazione rima buccale, emiparesi sinistra, stanotte disartria, emiparesi sinistra".
Esami Strumentali Definitivi
Il paziente veniva trasferito presso la medicina d'urgenza dello stesso ospedale.
L'esame TAC segnalava area ipodensa nel centro semiovale a sinistra e a destra in sede sottocorticale.
L'ecodoppler dei vasi del collo evidenziava:
- Destra: ateromasia della biforcazione da deposito ipoecogeno parietale. Origine della carotide interna occupata da materiale ipoecogeno disomogeneo che si estende per circa 12 mm, ostruendo il flusso.
- Sinistra: ateromasia a "manicotto" della biforcazione (spessore 2,4 mm), che si estende verso la carotide esterna e interna, provocando stenosi di circa il 30%.
Diagnosi Neurologica
Nella cartella era presente referto neurologico che attestava:
"… Episodio caratterizzato da malessere, annebbiamento visivo, sensazione di non tenere il volante con regressione dopo pochi minuti. Il giorno dopo ha presentato capogiri con l'assunzione dell'ortostatismo e debolezza agli arti inferiori. In P.S. oggi emiparesi sinistra successivamente emiplegia… Diagnosi: ictus ischemico del territorio della cerebrale media".
Il paziente veniva successivamente trasferito nel reparto di medicina interna e, poi, in riabilitazione con diagnosi di ictus ischemico con emiplegia sinistra.
All'obiettività della dimissione: emiplegia sinistra profonda, alterazione della sensibilità superficiale e profonda, mancato controllo del tronco con tendenza alla caduta.
Valutazione Medico-Legale
Dalla valutazione dell'anamnesi risulta inconfutabile la responsabilità dei medici che ebbero in cura il paziente.
Il medico legale di parte affermava:
"Se dal primo accesso presso la struttura, date le caratteristiche dei disturbi segnalati (malessere, annebbiamento visivo, sensazione di non riuscire a tenere il volante) e quelli del giorno successivo (deviazione della rima buccale, impaccio dell'eloquio, ipostenia agli arti inferiori), fossero state valutate attentamente le cause, trattenendo il paziente per effettuare ecodoppler dei vasi del collo, TAC seriate e terapia antiaggregante associata a cortisonici e plasma expanders (manitolo, glicerolo), sicuramente il Sig. Tizio non avrebbe presentato un quadro così devastante di coinvolgimento funzionale dell'emisoma sinistro".
Non venne presa in considerazione la possibile insorgenza di ischemia, nonostante per due giorni consecutivi il paziente avesse manifestato sintomi che potevano e dovevano allertare i sanitari.
Danno e Responsabilità
Attualmente il paziente presenta un danno biologico evidente, ascrivibile a mancata e attenta valutazione clinica.
Il danno è visibile ictu oculi, essendo il paziente costretto in sedia a rotelle.
Indubbia la malpratica sanitaria. Sussiste un rilevante danno biologico.
Azione Legale
Il Sig. Tizio, nonostante decidesse di far valere le proprie ragioni a distanza di quasi 10 anni dall'evento, conferiva incarico legale.
La difesa inviava una missiva per richiedere bonario risarcimento, senza ottenere riscontro.
Si decideva quindi di adire il Tribunale competente.
Il giudice nominava un medico legale iscritto all'albo dei consulenti tecnici d'ufficio (C.T.U.), il quale concludeva nel proprio elaborato peritale per una piena responsabilità dei sanitari.
Complicanze intervento vertebrale
Dettagli del caso
Sintomatologia e Diagnosi Iniziale
Il paziente si rivolgeva presso la struttura sanitaria per lombosciatalgia destra, con interessamento della faccia posteriore della gamba.
I sanitari lì preposti, eseguendo una RMN, riscontravano un'ernia discale e indicavano un intervento chirurgico.
Primo Intervento
Il paziente si ricoverava e veniva sottoposto a intervento di discectomia e rimozione del sequestro erniario.
Il decorso post-operatorio domiciliare si caratterizzava subito per forti dolori accompagnati da febbre, rendendo necessario un nuovo ricovero.
Primo Intervento di Revisione
Si eseguiva una RMN della colonna lombosacrale, che rilevava una raccolta fluida lungo la cicatrice chirurgica in sede mediana paramediana destra.
Veniva quindi effettuato un nuovo intervento per evacuazione e toilette del focolaio empiematoso, plastica durale e laminectomia L4-L5.
Il decorso post-operatorio domiciliare era caratterizzato da lombalgia acuta.
Seguiva una lunga degenza domiciliare con immobilizzazione di circa due mesi e terapie antidolorifiche di vario tipo.
Secondo Intervento di Revisione
Il paziente era successivamente costretto a un ulteriore ricovero ospedaliero, e in data 15.09.16 veniva sottoposto a intervento di decompressione L4-L5 e stabilizzazione L3-L4-L5.
Anche dopo quest'ultimo intervento seguiva una lunga degenza domiciliare con immobilizzazione, terapie antidolorifiche e oppiacee, e una lunga fisioterapia composta da diversi cicli.
Valutazione Medico-Legale
Indubbia la malpractice sanitaria.
Esaminata la documentazione e sentito il parere di uno specialista, si evidenzia che:
Il primo intervento di discectomia causò una lesione iatrogena della dura madre.
La complicanza ascrivibile all'operatore rese necessario un secondo intervento di revisione, con evacuazione del focolaio empiematoso, plastica durale e laminectomia L4-L5.
Nonostante la revisione, il paziente sviluppava instabilità vertebrale L4-L5 con spondilite reattiva e perdurante ingombro erniario discale fibrocicatriziale del canale lombare e dei recessi laterali.
Si rese necessario un terzo intervento di decompressione L4-L5 e la messa in opera di una artrodesi strumentata posteriore L3-L4-L5.
Sequele e Conseguenze
Il paziente esitiava con sindrome da allettamento, seguita da trattamento riabilitativo.
L'epicrisi evidenzia il ripetuto accadimento di complicanze chirurgiche ascrivibili all'operatore, evitabili, che hanno trasformato una lombosciatalgia acuta senza deficit neurologici in componente neurologica deficitaria e artrodesi posteriore strumentata L3-L5.
Azione Legale
Si intraprendeva un'azione legale per ottenere un congruo risarcimento del danno.
Stenosi canale vertebrale – Lesione iatrogena
Dettagli del caso
Diagnosi e Indicazione Chirurgica
Il paziente si ricoverava presso la clinica ortopedica per essere sottoposto a decompressione del canale rachideo, in quanto affetto da stenosi del canale vertebrale lombare.
Primo Intervento
Veniva sottoposto a intervento di decompressione mediante laminectomia L4-L5, foraminotomia L4-L5 e artrodesi postero-laterale L3-L5 con sistema Legacy.
Complicanza Post-Operatoria
Dopo l'intervento compariva paraparesi degli arti inferiori post-chirurgica.
L'esame RMN effettuato in urgenza evidenziava un ispessimento dei tessuti molli in sede paravertebrale posteriore e postero-laterale.
Secondo Intervento di Urgenza
Per questo motivo il paziente veniva rioperato in regime di urgenza per decompressione del sacco durale e delle radici di L3-L4-L5-S1 bilateralmente, mediante estensione della laminectomia e foraminotomia bilaterale.
Malgrado anche questo secondo intervento, il paziente rimaneva paraparetico.
Evoluzione Clinica
Nei mesi successivi, il paziente effettuava ricoveri in ambiente specialistico fisiatrico, senza risoluzione del quadro neurologico.
Si aggiungeva l'impossibilità di svuotare la vescica autonomamente.
Documentazione del Danno Iatrogeno
Dal referto operatorio, parte integrante della cartella clinica, si evince che al tavolo operatorio:
"Si esegue incisione cutanea su precedente ferita chirurgica… si espongono le barre e le viti impiantate e si espone il sacco durale dell'area di laminectomia che appare disteso ed iperemico e traslocato. Toilette con fisiologica senza rilievo di sanguinamenti attivi, si rimuove la barra di destra.
Le viti di L4-L3 a destra appaiono esterne al canale vertebrale".
Valutazione Medico-Legale
Indubbia la malpractice sanitaria.
Esaminata la documentazione e sentito il parere di un medico legale, si evince che l'atto operatorio ha determinato un danno neurologico irreversibile, rilevato sin dalle prime ore e riportato anche nella diagnosi di dimissione.
Lo stato deficitario del paziente è diretta conseguenza dell'atto chirurgico.
Azione Legale
Si intraprendeva quindi un'azione legale volta ad ottenere un giusto risarcimento del danno.
Ictus in reparto Cardiologia
Dettagli del caso
Per motivi di privacy non verranno indicati i soggetti coinvolti.
Ricovero e Iter Iniziale
Il paziente si ricoverava presso il reparto di Cardiologia del nosocomio convenuto per una crisi ipertensiva.
In tale contesto gli veniva eseguita una coronografia e, quindi, trasferito presso il reparto UTIC in cui rimaneva per circa 6 ore.
I sanitari, successivamente, lo trasferivano nel reparto di Cardiologia.
A seguito di accertamenti veniva predisposta la dimissione.
Comparsa dei Sintomi Neurologici
La documentazione clinica evidenzia che nella mattina il Sig. Tizio risultava essere afasico e soporoso.
Il personale medico lì preposto richiedeva un esame TC encefalo senza mezzo di contrasto.
Sempre dal diario clinico si evince, inoltre, che veniva contattato un consulente neurologo senza specificare l'urgenza del caso.
L'urgenza del neurologo veniva indicata tardivamente e lo specialista arrivava solamente nel pomeriggio anziché nella mattinata.
Nel tardo pomeriggio si eseguiva l'Angio-TAC.
Referti Strumentali
TC senza contrasto:
"Esame TC eseguito senza somministrazione e.v. di mezzo di contrasto, in regime di urgenza.
Non segni di lesioni emorragiche intra/extracerebrali. Non si osservano segni indiretti di lesioni espansive intracraniche.
Sfumata ipodensità della sostanza bianca profonda biemisferica in rapporto a leucoencefalopatia su base vascolare cronica.
Regolari le dimensioni del sistema ventricolare, degli spazi subaracnoidei della convessità e delle cisterne della base.
Ateromasia parietale calcifica dei sifoni carotidei".
Le risultanze, associate al quadro clinico preesistente, erano compatibili con un ictus ischemico in fase iperacuta precoce; risulta facile intuire che il quadro di esordio iniziava poche ore prima e comunque entro le 6 ore dall'esame TAC.
Visita neurologica (ore 16:30):
"Pz ricoverata per stemi transitorio… Viene richiesta valutazione neurologica per disorientamento.
Nel frattempo è stata eseguita TAC ENCEFALO in urgenza che non ha documentato acuzie in atto ma leucoencefalopatia vascolare cronica.
EON: pz afasica con emiparesi dx.
Conclusioni: verosimile evento ischemico cerebrale acuto di cui non è nota l'ora di insorgenza.
Si richiede Angio-TAC, si prescrive Asprictin 1 cp alle 13:00, TAC ENCEFALO di controllo a 24h, Doppler TSA, Holter, ECG".
Angio-TAC dei tronchi epiaortici e del circolo intracranico:
"… Mancata opacizzazione su verosimile base trombo-embolica della cerebrale media di sinistra fino al tratto M2 con parziale ed esile visualizzazione dei relativi tratti distali di M3… Non segni indiretti di lesioni espansive intracraniche né alterazioni densitometriche da riferire a lesione ischemica in fase di edema".
Lo stesso neurologo concludeva:
"Si visiona angio-TAC con tronchi epiaortici con esile visualizzazione del tratto distale.
Si conferma evento ischemico cerebrale acuto alla base della sintomatologia.
Superati i limiti temporali per eventuale disostruzione meccanica".
TC encefalo basale del giorno successivo:
"… All'odierno controllo sembrano apprezzarsi aree focali di tenue ipodensità immediatamente sottocorticale in sede prerolandica sinistra alla media e alta convessità e in sede temporo-insulare omolaterale, solo sospette per alterazioni ischemiche a recente insorgenza e meritevoli di nuovo controllo TC a breve distanza.
Aspetto tenuemente iperdenso rispetto al controllato di M2 a sinistra, in nota occlusione della arteria cerebrale media nel tratto suddetto evidenziata nell'esame TC…".
Tali reperti risultavano indicativi di evento ischemico cerebrale in fase acuta (circa 24 ore dall'evento).
Valutazione Medico-Legale
Indubbia la malpractice sanitaria.
Esaminata la documentazione clinica e sentito il parere di un medico legale, si può ritenere che l'attuale quadro clinico del Sig. Tizio sia diretta ed esclusiva conseguenza del comportamento dei sanitari che l'hanno avuto in cura.
Come si evince dalla cartella clinica, nella prima parte della mattinata la paziente risultava disorientata "nel tempo e nello spazio", ma non veniva sottoposta ad alcuna valutazione specialistica neurologica.
Si optava per una semplice TC encefalo senza contrasto invece che per un'Angio-TAC.
Solo nel pomeriggio si richiedeva la consulenza neurologica urgente (alle ore 16:30), dunque a 6 ore dal riscontro della sintomatologia.
L'occlusione vascolare fu accertata soltanto alle ore 19:30, quando ormai erano stati ampiamente superati i limiti temporali per un trattamento disostruttivo.
Mancata Attivazione Protocollo STROKE
Il clinico della U.O. di Cardiologia non riconobbe l'evento ischemico cerebrale acuto che prevedeva un percorso obbligatorio ai sensi dell'allegato B del decreto commissariale n. 11 del 20 febbraio 2013 in materia di reti emergenza/urgenza territoriali (STROKE).
La condotta dei sanitari risultava quindi inadeguata:
- non fu attivata tempestivamente la procedura prevista per sospetto ictus;
- non venne richiesta subito una consulenza neurologica urgente;
- non venne eseguita un'Angio-TAC immediata che avrebbe potuto evidenziare l'occlusione vascolare di M2 in fase iperacuta, con criteri ASPECT favorevoli per una terapia disostruttiva endovascolare.
Conclusioni e Giudizio Finale
Il consulente di parte affermava:
"Nel caso in oggetto, la condotta dei Sanitari risulta chiaramente caratterizzata da una mancata attenzione ai sintomi prodromici dell'ischemia cerebrale, manifestatisi sin dalle prime ore del mattino.
Se fosse stata richiesta tempestivamente una consulenza neurologica urgente con Angio-TAC, sarebbe stato possibile fare diagnosi di ischemia cerebrale acuta in fase precoce e valutare una terapia trombolitica o disostruttiva".
Azione Legale e Esito
Il Sig. Tizio incaricava la propria difesa, che invitava la controparte ad un bonario risarcimento, senza esito.
Si adiva dunque il Tribunale competente.
Il giudice nominava un collegio di C.T.U. (medico legale e neurologo), che concludeva per una piena responsabilità della struttura sanitaria convenuta, con quantificazione del danno biologico pari all'85% (tabelle di Milano), per un ammontare di euro 626.735,00.
Durante il procedimento giudiziario, il paziente decedeva.